Follow back per tutti: perché è tecnicamente sbagliato

Esistono molteplici teorie riguardanti il Follow back: molti pensano che sia moralmente doveroso contraccambiare sempre e indistintamente gli utenti che decidono di seguirci sui canali social, altri invece non non sono dello stesso parere e spesso vengono additati come maleducati digitali che credono di essere dei guru spocchiosi. Ma è veramente così?

WillingToFollowTi seguo e tu mi segui, quindi sei educato, umile e capisci di social.
Ti seguo e tu non mi segui perciò credi di essere un re digitale che guarda tutti dall’alto verso il basso pur non capendo nulla di interazione social.

Non sono d’accordo… (e qui mi perdo qualche decina di follower), ma ribadisco ciò che ho appena affermato e se non mi avete già defollowato, ecco le mie ragioni.

Innanzitutto credo che sia fondamentale capire a quale contesto digitale stiamo facendo riferimento perché ogni canale social ha delle caratteristiche proprie che seguono regole più o meno oggettive. Alcuni di essi prevedono una reciprocità dei rapporti di follow come per esempio Facebook con le richieste di amicizia fra profili privati e LinkedIn tramite gli inviti a far parte della rete dei singoli account; (quest’ultimo canale però, da circa un anno è diventato “ibrido” sotto questo aspetto implementando la possibilità di seguire qualcuno indipendentemente dal suo eventuale feedback).

Altre piattaforme social quali Twitter, Google+, Instagram, YouTube, Pinterest ecc, seguono una logica che vede l’utente A seguire l’utente B in quanto ritenuto interessante. Non sono state tecnicamente pensate per un forzato rapporto One to One

Il termine follower o seguace è diverso dall’amico di Facebook o dal contatto di LinkedIn. Questi ultimi instaurano fra loro un rapporto social reciproco derivante da situazioni nate in precedenza in altri contesti (parentela, relazione sentimentale, rapporto di lavoro, ecc), mentre sui canali sopra citati, la relazione inizia dal momento stesso in cui qualcuno inizia a seguire qualcun’altro. La reciprocità del follow, deriva da una serie d’interazioni che portano l’uno a provare interesse verso l’altro.

Continuando a parlare della natura tecnica delle piattaforme social non pensate per la richiesta di reciproca amicizia, mi vengono in mente i suggerimenti automatici che canali come Twitter e Google+ forniscono basandosi su utenti simili a coloro che decidiamo di seguire.
Cosa succederebbe nel caso in cui dovessimo decidere di ricambiare sempre ed indistintamente il follow a tutti, quindi anche a coloro che solitamente pubblicano contenuti per noi non interessanti? Verrebbe a mancare l’utilità di uno strumento ideato per stimolare interazioni ottimali con persone che in teoria dovrebbero avere le caratteristiche più affini a ciò che ognuno di noi cerca su un determinato canale social.

Twitter inoltre, impone un limite tecnico di 1000 follow back giornalieri, dopodiché scatta il blocco di 24 ore come a voler dimostrare la predilezione per la  naturale interazione rispetto a quella che in casi estremi potrebbe essere definita attività di follow – spam

Follow back

C’è differenza fra il seguire 100.000 persone e non seguirne nessuna?
Secondo me no perché nel primo caso è alquanto arduo riuscire a leggere i contenuti di un numero esagerato di following. Se aggiungiamo il fatto che a causa del follow back “cieco” molti di essi non sono neanche ritenuti interessanti, allora l’impresa diventa a mio modo di vedere impossibile.
Saremmo quindi costretti a filtrare tutto utilizzando le cerchie per quel che riguarda Google+ e le liste per ciò che concerne Twitter. Alla fine la nostra attenzione si focalizzerà quasi totalmente sui following inseriti in questi micro contesti a discapito di tutti gli altri.
Potremmo anche essere costretti ad utilizzare tool come  il Togli la vocedi Twitter, uno strumento che nasconde dalla timeline i tweet di un determinato utente che si sta seguendo, senza però doverlo defolloware.
Questa credo che sia l’unica decisione presa dal canale volta ad assecondare la pratica del follow back a discapito dell’interazione.

Molti di voi sapranno che esistono moltissimi tool atti principalmente a scovare gli utenti che non ricambiano il follow come per esempio JustUnfollow, ManageFlitter, Fllwrs, ecc.  Nessuno di essi è di proprietà dei principali canali social, in quanto questi ultimi incentivano l’interazione attraverso le proprie timeline, e non le ripicche digitali.

Quindi alla luce di quanto scrtto sopra, prima di giudicare male gli utenti che non danno per scontato il follow back automatico verso tutti, ricordiamoci che gli stessi ideatori dei canali social che stiamo utilizzando non hanno sviluppato alcuno strumento o consigliato alcuna regola di bon ton allo scopo di incoraggiare questo malsano desiderio. Un motivo ci sarà!

Per finire sorrido quando penso a tutti coloro che si lamentano della continua facebookizzazione di Twitter e poi si offendono quando qualcuno si rifiuta di piegare il proprio atteggiamento alle regole di Zuckerberg… un vero paradosso social.

 

In questo articolo ho cercato di chiarire perché penso che la pratica di follow back selvaggio sia tecnicamente sbagliata e quindi sconsigliabile. Prossimamente affronterò ancora l’argomento provando ad analizzare il tutto sotto un aspetto più morale e psicologico. Se per allora non mi averete ancora defollowato, magari potreste trovarlo interessante 😉

 

Commenta

Questa voce è stata pubblicata in Social Media e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.